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martedì 31 dicembre 2013

Il biberon che sapeva nuotare

Marc si alzò dal letto e iniziò a fare colazione. Aveva ormai sei anni e da qualche tempo non utilizzava più il suo fido biberon blu, anzi se l'era proprio dimenticato nel mobile della cucina.
Quel giorno però no, si ricordò di quel compagno che per tanti anni l'aveva fatto addormentare con serenità e pensò "non posso lasciarlo li e non posso buttarlo via, devo trovare una soluzione".
Così si mise in disparte a pensare fino a quando non ebbe l'inspirazione. Chiamò la mamma e si fece aiutare a scrivere un biglietto. Aprì il biberon, introdusse il biglietto e lo richiuse per l'ultima volta. Poi si voltò verso la mamma e disse : "Andiamo alla spiaggia, presto!"

I due uscirono di casa e raggiunsero in bicicletta la spiaggia. Marc appoggiò la bici in terra, aveva fretta doveva fare una cosa, corse verso il mare e salì sull'unico scoglio della spiaggia. Dallo zainetto estrasse il Biberon blu e lo lancio con forza nel mare : "Buonviaggio amico mio".

Il biberon venne preso dalle onde e trascinato in mare aperto. Per giorni, settimane e mesi nuotò onda dopo onda, poi finalmente trasportato dalla corrente arrivò a terra. Davanti a se una spiaggia bianca, con relativa calma le onde lo fecero arenare.
Lì si mise ad aspettare.

Julie aveva solo 2 anni e stava passando dalla spiaggia per andare all'asilo quando vide il Biberon. Corse vero quello strano oggetto blu mezzo insabbiato e lo prese. Vide subito la lettera e chiese al babbo di leggerela. Il babbo aprì il messaggio e lesse:

"Ciao questo è il mio biberon Blu,
mi ha fatto tanta compagnia e non voglio buttarlo,
così te lo regalo, trattalo bene e vedrai che sarà felice
e quando non ti servirà più rimettilo in mare
perchè lui sa nuotare!
Marc"

Julie prese il biberon, se lo mise stretto al petto e con voce emozionata disse: 
"da oggi sarai il mio nuovo biberon" 
e così fu. 

Diventarono inseparabili sino a quando un giorno anche Julie, ormai grande,  mise in mare il Biberon alla ricerca di un nuovo bambino

(una delle tante storie inventate per le mie piccolette, tempo di racconto 5 minuti, se però non si è addormentata/o puoi proseguire con un altro bambino inventandoti luoghi esotici dove il biberon può andare a finire)

venerdì 12 ottobre 2012

La leggenda degli asparagi giganti volanti


(dedicata ai miei nipotini)
Nella contea di Moscing, le leggende legate alla verde foresta erano molte, tra queste una era tramandata da generazione in generazione da tempo immemore. Così come tradizione vuole, verso il calar del sole Nick e suo nonno stavano andando al sasso rosa. Non era una giornata qualunque, era la prima volta che Nick avrebbe scoperto l’esistenza degli Asparagi giganti volanti.
“Vieni qui Nick”, disse il nonno
Nick era arrabbiato, era stato sgridato e aveva pianto, così il nonno richiamò la sua attenzione e disse:
“Oggi ti racconto la leggenda degli asparagi giganti volanti. Vedi piccolo un giorno, tanto tanto tempo fa nella foresta verde vivevano dei grandi asparagi che sapevano volare”
Nick sospirò, in un attimo asciugò le lacrime e quasi sorrise. Poi disse “Nonno, e ora dove sono?”
“Nessuno lo sa, sono nascosti nel verde della foresta e raramente si fanno vedere. Vuoi provare a chiamarli?”
“SI” disse il piccolo con grande eccitazione.
“Ohhhhhh OOOOOOOOOOhhhh” il nonno grido con attenzione da tenore e nella vallata il grido riecheggiò.
Nick rimase entusiasta, non aveva mai sentito l’eco, pensava a una magia.
“Prova te, Nick” disse il nonno
“Non mi riesce” rispose il piccolo
“Certo che ti riesce se vuoi lo facciamo insieme” e così si udì:
“Ohhhhhh OOOOOOOOOhhhhh”
Stavolta il grido era ancor più forte e l’eco sembrava non finire. Nick penso che gli asparagi avrebbero dovuto sentirlo e quindi osservo con attenzione il cielo nella speranza di avvistarne uno, ma non vide niente.
“Riproviamo nonno così ci sentono!”, domando.
“No piccolo mio, la leggenda racconta che il richiamo può essere fatto solamente due volte al giorno. Se ne facciamo altri gli asparagi giganti volanti non verranno più, mi raccomando è una regola. Sai cosa vuol dire una regola vero Nick?” disse seriamente
“Si, nonno. Non possiamo farlo sennò rischiamo una punizione” rispose il piccolo con aria triste
“Esatto e la punizione sarebbe quella di non vedere mai gli asparagi giganti volanti” confermo il nonno
“E te li hai mai visti?” disse curioso il piccolo
“No Nick, ma ho sempre la speranza di vederne uno prima o poi” disse il nonno tornando verso casa con il nipote in collo.
I giorni passarono e nell’estate che Nick passò con il nonno in campagna ogni sera si udiva il richiamo echeggiare nella foresta, ma ogni sera nel cielo non si avvistava niente.
Dopo i giorni passarono anche i mesi e gli anni e Nick crebbe. Ormai aveva 10 anni e non credeva più nella leggenda, ma un po’ per tradizione un po’ per far contento il nonno continuava a recitare la sua parte.
Una sera di mezz’estate Nick e il nonno, ormai molto anziano, come sempre stavano per provare a chiamare gli asparagi giganti volanti quando il nonno disse:
“Nick ormai io sono molto anziano e non credo di riuscire a vedere mai un asparago gigante volante, ma ti volevo dire che, anche se capisco i tuoi dubbi, io ci ho sempre creduto. Anzi in verità sono sicuro che la leggenda sia vera, ne sono certo. Ricorda Nick dobbiamo fare di tutto per far avverare i nostri desideri”
Nick aveva le lacrime agli occhi perché vedeva il nonno triste e stanco, così disse:
“Nonno facciamo un gr.andissimo richiamo stasera, facciamone uno solo, ma che si possa sentire  dal centro della foresta. Lo dobbiamo fare indimenticabile!”
“Va bene” disse il nonno alzandosi dalla carrozzina che ormai lo aiutava a muoversi
“OOOOOOHHHHHHHHH OOOOOOOHHHHHHHHHH”, il richiamo fu così forte che dalla foresta si levarono alcuni uccelli in volo. Ululati di lupi si poterono udire in risposta al richiamo e le cicale smisero di frinire.
Il nonno non aveva mai visto una cosa simile e rimase a bocca aperta con Nick che lo stava abbracciando tra lo stupore e un po’ di paura.
“Bello” disse il nonno
“Stupendo” confermo il piccolo
Sembrava che tutta la foresta stesse rispondendo al richiamo, quando dal centro della foresta qualcosa inizio a volare. La forma era allungata, sembrava una matita rossa. Due grosse ali spingevano poderose verso l’alto e un grido accompagnò il decollo: “OHHHHHH OHHHHHHH”
Finalmente dopo tanti richiami l’asparago gigante volante era davanti  a Nick e al nonno.
La leggenda che per molti secoli era stata tramandata non era fantasia, questi stupendi animali esistevano davvero.

sabato 23 giugno 2012

Una fiaba per le mie piccole


Saltapicchio Piccolo Drago

Tanti tanti anni fa nella verde contea del Galles del nord la signora di tutti i draghi era finalmente diventata mamma. L’erede al trono che tutto il popolo dei draghi rossi alati sognava da tempo era finalmente nato. Uno splendido piccolo drago rosso, con le alette ancora non molto grandi e con i dolcissimi occhi azzurri che caratterizzano questa specie.
Nello stesso momento nel villaggio di Gordon la moglie del più umile contadino del reame mise al mondo una splendida bambina. Margot era davvero bella, una splendida pelle olivastra e capelli rossi tipici delle migliori dinastie gallesi.
Passarono i mesi e gli anni i due crebbero tranquilli e felici coccolati dai propri genitori ognuno ignaro della presenza dell’altro.
Il piccolo drago era ormai adolescente, 12 anni non sono molti per un drago, ma è esattamente il periodo in cui inizia a volare. Ma lui no. Lui non aveva ancora preso il volo, saltellava qua e la come un bambino felice, ma nel suo cuore la tristezza iniziava a crescere. Non riusciva a volare e per tutti era diventato Saltapicchio il drago saltellante. Nei pomeriggi d’estate saliva sulla vetta della montagna di Prontr e lontano da sguardi indiscreti provava a volare. Correva e correva, raggiungeva il punto prescelto e saltava, saltava per volare… oppla… ma poco dopo riatterrava e le ali sbattevano senza prendere aria.
La splendida Margot era ormai diventata una bellissima ragazzina, al mattino andava a scuola e al pomeriggio aiutava il babbo nei campi. Portava le sementa, raccoglieva i frutti dell’orto e cercava le piante medicinali.

Un giorno mentre cercava “l’orma del drago” una pianta medicinale che cresceva sulle pendici del monte Prontr udì in lontananza degli strani rumori. Qualcosa stava rimbalzando pochi metri più in alto di dove si trovava lei. Incuriosita dai rumori si arrampico sulle rocce del pendio e raggiunse la vetta. L’altopiano davanti a lei era colmo di vegetazione, tantissima era medicinale tra le quali piante di “orma del drago” che erano più alte di lei. Stupita dell’insperata scoperta inizio a raccogliere le foglie verdi delle piante dimenticandosi dei rumori.

Saltapicchio era ormai sfinito aveva provato per oltre tre ore a spiccare il volo invano e le lacrime ormai avevano invaso il suo viso rosso fuoco. Sconsolato decise di tornare verso la caverna della madre.

Due occhi azzurri erano spuntati davanti agli splendidi occhi verdi di Margot, la piccola rimase di sasso.
Saltapicchio alzò gli occhi e vide una splendida bambina davanti a se, due occhi verdi smeraldo lo stavano fissando immobili, e piano piano si stavano riempiendo di lacrime.
“Signor Drago la prego non mi mangi” disse Margot
“Non saprei proprio perché dovrei farlo “ rispose Saltapicchio.
I due rimasero ancora  qualche minuto a fissarsi fino a quando la piccola domandò “come mai stai piangendo? Non conosco molti draghi, ma dovreste essere forti e senza paura”
Saltapicchio, ancor più rattristito spiegò alla piccola amica che non riusciva a volare e che tutti i suoi tentativi erano andati a male. Che non voleva essere chiamato saltapicchio e che se non poteva volare non sarebbe stato mai il re di tutti i Draghi. Margot si ricordò di quando non riusciva ad andare in bicicletta e penso a come doveva sentirsi il drago, così disse “ se vuoi ti aiuto io”
“Ma come puoi fare te umana a farmi volare?” disse Saltapicchio
“Ancora non lo so, ma possiamo provarci” rispose la piccola
“Va bene, io sarò qui tutti i pomeriggi, vieni anche te e proviamo insieme”
Margot torno a casa entusiasta e felice, dimenticandosi l’erba medicinale. Così appena raggiunto il padre non sapendo come giustificarsi disse di aver incontrato un Drago che non sapeva volare e di essersi dimenticata l’erba medicinale. Il padre non le credette e deridendola le disse di tornare a casa e di pulire la stalla per punizione. Margot obbedì senza discutere ancora troppo eccitata per l’accaduto.
Saltapicchio non raccontò niente a casa dell’accaduto, le regole erano regole e la mamma era stata chiara “Nessun rapporto con gli umani, sono pericolosi “.
Nei giorni che seguirono i due si incontrarono ogni giorno sulla vetta della montagna, ma i tantativi di volare erano stati vani. Ne le grida di incitamento di Margot, ne gli sforzi di saltapicchio avevano dato buoni esiti.
Nel pomeriggio del venerdì Margot arrivo nel campo dell’incontro con un bellissimo libro preso in prestito dalla biblioteca del paese e lo aprì davanti al drago. Sfogliò il libro fino ad arrivare a delle illustrazioni in cui si vedevano Draghi rossi adulti cavalcati da principesse gallesi dai folti capelli rossi. Senza dirsi niente i due pensarono la stessa cosa, ma le reazioni furono diverse.
“Non vorrai mica cavalcarmi? “ disse il drago
“Assolutamente no, ho anche paura dell’altezza e poi  non si addice ad una signora cavalcare i draghi” rispose sentita la bambina.
“Certo…” sospiro Saltapicchio
“Certo cosa?” domando Margot.
“certo se questo fosse l’unico modo per volare potremmo provare qui, tanto non ci vede nessuno”
“uhhh e potresti anche rimanere a bassa altezza?”
“Certamente” rispose sorridendo il drago.
Erano contenti, entusiasti e ansiosi di provare. Cercarono una pietra più alta per agevolare Margot a salire sulla schiena del giovane Drago.
“Oppla” e Margot era su Saltapicchio
“Non mi tenere per le orecchie”, “metti i piedi più bassi” gridava saltapicchio
“non muoverti velocemente casco” rispondeva Margot
pochi istanti  le grida si trasformarono in risate.
“Proviamo?”
“Si, pronta?”
“Vai!”
Saltapicchio inizio a correre velocemente. Margot teneva le scaglie del collo del Drago come fossero redini di un cavallo. Saltapicchio salto, Margot impaurita si aggrappò al collo e così saltapicchio atterrò subito.
“Scusa, mi sono impaurita, riproviamo” disse Margot.
Il drago riprese lo slancio per il volo e saltò, stavolta Margot usò le scaglie come avrebbe dovuto fare e il drago sbattè le ali velocemente. Qualche istante e … volò!! Il drago stava volando, volteggiava sulla montagna con Margot felice ed eccitata che rideva e rideva.
Un attimo e le paure del drago erano sparite. Un attimo e le paure della bambina erano sparite.
Due amici che avevano coronato un sogno.